Diario

Per sempre


Sono giorni ormai che mi chiedo come si fa ad affrontare la scomparsa di una madre. Anche se come la tua non è stata improvvisa.
Sono ancora qui, a osservare la tua borsetta appesa e la porta della tua stanza.
Quel giorno di fine aprile quando parlai con i dottori mi cascò il mondo addosso. Ma non ho avuto il tempo di pensarci, volevo starti affianco, prendermi cura di te. Dovevo essere lucida e di buon umore, trasformare il mio cuore in piombo per essere forte davanti alle tue sofferenze.
Chi ha assistito un malato terminale sa di cosa parlo. Non è stato affatto facile questo ultimo mese, ma starti vicino in ogni momento era la cosa più naturale che mi venisse da fare, tenerti per mano quando ormai non riuscivi più a parlare.
Entro nella tua stanza e sento ancora la tua voce, mi aspetto di trovarti sul letto a leggere un libro o davanti al computer. Tutto è intatto come l’hai lasciato tu.
Come si fa ad affrontare tutto e cominciare riordinare le tue cose? Vorrebbe dire decidersi ad affrontare il dolore e i ricordi.
Tutti mi chiedono come sto, ma io non lo so. So solo che da quel martedì pomeriggio quando hai smesso di respirare ho sentito da una parte un vuoto, dall’altra una sorta di sollievo, la tua agonia era terminata. Hai sofferto tanto, e le sofferente erano tutte lì, segnate sul tuo volto.
Solo le mani erano rimaste intatte, morbidi e forti, serene. Le osservavo spesso perché mi dicevano tutto di te. Per il resto non eri più tu.
Un bellissimo rapporto il nostro, ho pensato spesso se dovevo ancora dirti qualcosa, se rimediare prima che fosse troppo tardi. Ma no, non c’era nulla di sospeso. Ci siamo sempre capite, anche solo con uno sguardo. Sapendo quando lo aspettavi con gioia, sarei tornata prima dall’Irlanda, per permetterti di stare con tuo nipote. E’ l’ultima cosa che sei riuscita a dirmi, “Vai da lui e portalo fuori”. Ma tutto è accaduto così all’improvviso che nessuno se lo aspettava.
Le tue amiche in questi giorni mi hanno parlato, scritto lettere. Che eri una donna speciale lo sapevo, ma non immaginavo quanto grande e importante eri stata anche come amica. Erano parole sofferte le loro, era come se una parte di loro se ne andasse. Una di famiglia, una su cui si poteva sempre contare, discreta, mai banale, schietta e senza filtri, sincera. Dicono che potrò sempre contare su di loro, come loro hanno potuto fare con te. Sono l’unica donna di famiglia ora, ed è come se tu mi avessi passato il testimone.
Quel giorno ho deciso che non dovevo essere triste, perché ero stata fortunata ad aver avuto una madre come te, e che se ti portavo con me per il resto dei giorni tu non saresti mai scomparsa. Forse è il mio essere madre che mi ha aiutato, il sapere di poter trasmettere ai mie figli quello che tu hai trasmesso e insegnato a me.

E’ così che voglio pensare al futuro, tu e io insieme, per sempre.

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